lunedì 7 gennaio 2008

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Sesto Capitolo
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Trestina 74 - Brico Center Deruta 70
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Sigmundo se ne stava al mare a prendere il sole. Faceva molto caldo e c’era ben poco da fare: se ne stavano tutti sotto l’ombrellone ad aspettare che l’aria s'intiepidisse. Ad un certo punto si rompe il cazzo e decide che è ora di fare qualcosa di ingegnoso. Qualcosa che possa far dimenticare i 42 gradi che infuocano perfino l’ombra. Costruire qualcosa, far sì che qualcosa che prima non c’è poi ci sia. Bisogna trovare i materiali e gli strumenti adatti. La sabbia, l’acqua e le mani. Sigmundo si siede sul bagnasciuga, dove la sabbia è tanto umida quanto ancora asciutta da essere modellabile. Comincia a scavare una piccola buca e ad accumulare di lato la sabbia estratta dal fondo. Poi prende la sabbia e comincia ad ammassarla in un punto. Poi c’è poco altro da raccontare perché sarebbe tutto molto noioso. In pratica Sigmundo si fa un castello. Molto imperioso, fortificato da mura spesse e ben intarsiate. Però verso l’ora di pranzo si alza il livello del mare e l’acqua comincia a minacciare le fondamenta del castello. L’orlo del mare è sempre più vicino, il castello sempre meno solido [nel frattempo gli altri bagnanti se la godono]. Ecco che ad un certo punto il mare si mangia il castello, che torna sabbia informe. Allora Sigmundo indietreggia di qualche metro e ricomincia ad accumulare la sabbia in un punto e a modellarla. Si rifà di nuovo un castello, ma non c’è un cazzo da fare: dopo un paio d’ore il mare se lo riporta via. Saranno state le 7 di sera quando Sigmundo si rende conto di essere un coglione, perché doveva pensarci prima che il mare se ne stava lì. E che c’era l’alta marea quel giorno. Ma nonostante questo se ne rimane lì a chiedersi perché il cielo ce l’avesse con lui. Nel frattempo cominciava a crescere un suono ritmato e conturbante da non si sa dove. La costa era un piede a sette dita, tra le cui insenature si sviluppavano piccoli lidi dove la notte si usava far festa. Per farla breve Sigmundo si faceva le paranoie perché il castello non gli rimaneva in piedi. Poi passano due ragazze che gli dicono deficiente. Allora lui comincia a pensare che del castello in realtà non gliene fregava un cazzo: era solo un modo per passare il tempo durante la giornata. ‘Ma che scemo che sono stato!’ – si sarà detto. Allora quelle due ragazze cominciano a ridere e a beffeggiarlo. Poi lo stuzzicano. E allora lui si fa i castelli e le segue. La notte Sigmundo balla e beve e ride e dice le stronzate. Al lido Barento c’è un sacco di bella gente. Allora Sigmundo passa la notte al Lido Barento e il giorno dopo si ritrova riverso sulla spiaggia: le ossa indolenzite e un piacevole odore di festa in bocca. A fianco la tipa bionda col pareo nero e la tipa mora col pareo bianco. Poi non c’è nessun’altro, che sembra che c’è stata la guerra. Visto che non c’hanno né sigarette né alcol i tre si chiedono cosa cazzo si può fare. Il sole li cuoce. D’un tratto gli viene in mente il castello di sabbia. In tre sarebbe stato tutto più facile. Costruiscono un castello dopo l’altro, che ogni volta se lo porta via il mare. Che ogni volta si dimenticano di averne già costruito uno. Le ore passano in allegria e poi via il costume e si fa il bagno. Verso le 7 di sera i tre se ne vanno a casa mentre il mare si porta via tutto quanto. Il castello, i costumi e un gabbiano morto che volava troppo basso.
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