mercoledì 19 dicembre 2007

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Quinto Capitolo
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Brico Center Deruta 65 - Città di Castello 76
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Sono le 6 del pomeriggio di Sabato. Squilla il cellulare. Il coach scrive – “Oggi tocca a te”. Magari è un po’ tardi ma accetto di buon grado, mi volto verso la finestra e vedo una bufera di neve. Mi organizzo per andare a prendere i miei compagni, e si arriva alla palestra: un freddo penetrante: ma neanche questo ci ferma. Fuori nevica. E già da questo si capisce che sarà una serata di merda. Entro e vedo gli arbitri e penso: "E' proprio una serata di merda!". Nonostante ciò voglio essere positivo e mi dico che non potranno fare il loro show anche questa volta, ma mi sbagliavo. Tutti cambiati si inizia a prendere confidenza con il campo, i palloni e il freddo. Più passa il tempo più ci si rende conto che Grama non sarà dei nostri, bloccato a Todi dalla neve. Così si arriva alla palla a due, che vedo rigorosamente dalla panchina. Partita intensa e piena di casini: d’altronde sono ormai 3-4 partite che succede. Il tempo scorre e io riesco solo a pensare a quando arriverà Grama. La mia preoccupazione principale era il dito, ero preoccupato di come potesse reagire alle varie scosse e/o botte varie che si subiscono in partita. Il dito stava bene, qualche leggero problema di palleggio ma tutto ok: ero pronto per giocare. Inizia la partita e sono carichissimo. Arrivato Grama tiro un sospiro di sollievo. Voglio far bene e cercare di vincere a tutti i costi, in fondo non stavamo andando poi così male. Siamo rimasti sempre attaccati a loro, solo che quando, in quel fatale quarto quarto è successo di tutto, la partita è andata a farsi benedire. Infatti tutto corre via liscio per 34 minuti fino a quando non decidono che è giunto il momento degli arbitri, che si ergono protagonisti di 10 secondi sciagurati, ma di grande effetto. Ogni fischio dubbio diveniva motivo di recriminazione. Ogni Chiamata ormai era seguita da una serie di insulti dalla parte interessata. Comunque la partita scorre e si arriva verso gli ultimi 5 minuti vicini nel punteggio. Poi avversario a terra che scalcia Valerio, lo prende di striscio e fa finta di avere crampi, Valerio neanche reagisce, gli arbitri non fischiano perché non hanno visto nulla (gli unici in un palazzetto affollato a non averlo fatto), la nostra panchina protesta, Ugo protesta e qui si compie il capolavoro: fallo a Valerio, tecnico alla panchina, espulsione di Ugo: estenuato dall'arbitraggio reagisce male a una chiamata e si fa buttare fuori. Il finimondo. Sinceramente sono rimasto allibito dalla furia omicida di Ugo, non l’avevo mai visto incazzato in quel modo, e sinceramente non pensavo fosse possibile dato il suo carattere pacifico. So che quando qualcuno gli fa un torto si incazza ma non avrei mai pensato a quella reazione, quasi quasi che mi sono spaventato. E il nostro avversario impunito che ci prendeva anche per il culo. Nervosismo a mille e rabbia in corpo da tenere calma per non compromettere ancora di più la partita. In quel momento di bagarre capisco che la partita è finita. Avevo già visto l’esito dell’incontro perché nelle nostre facce c’era poco di cattivo, di agguerrito. Ogni azione pensavo a chi potesse dare la carica. Ma mi giravo e vedevo un dito rotto, le motivazioni che mancavano, i falli, l'inesperienza. Quindi oltre che gridare e incitare la squadra non sapevo che fare. Aspettavo solo il momento di entrare: il momento arriva: a 36 secondi dalla fine. Sul cubo pensavo a quanto fosse brutto entrare perché le motivazioni a 36 secondi dalla fine sono già a farsi la doccia, insieme alla voglia di giocare. Ma entro e non faccio niente: vegeto sul campo. Voleva dire che pure io avevo mollato, cosa che non dovrà mai più accadere, perché abbiamo l'obbligo di lottare fino all'ultimo centesimo. Gli arbitri hanno condizionato la gara a mio modo di giudicare. Meglio non aggiungere altro. Mi sono detto tra me e me che sarà il caso che ricominciamo a giocare come facevamo all'inizio, come quella volta che espugnammo Olmo. Giocare con più cuore, smettere di fare le vittime ed evitare falli tecnici stupidi. Forse la situazione c’è sfuggita di mano ma l’importante è ritornare in noi stessi, tenerci un po’ di più su quello che facciamo e ritornare a vincere, anche perché si è visto che quando si vince si è tutti più contenti; quando si perde invece le cose vanno male e siamo tutti più incazzati. Ora 20 giorni di pausa per ritemprarci il fisico e soprattutto lo spirito, messo a dura prova in questi ultimi due incontri.
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