martedì 4 dicembre 2007

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Secondo Capitolo
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Brico Center Deruta 59 - Nestor Marsciano 49
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Sono il primo ad arrivare, il palazzetto è chiuso ma ho le chiavi. Non c’è nessuno, devo provare l'impianto di amplificazione. Quando si immerge una cosa sotto l’acqua prima o poi questa cosa viene a galla, soprattutto se questa cosa è gonfia d’aria. Ci ho pensato non appena ho messo piede sul parquet, non so perché. Oggi mettiamo la musica prima della partita e il Solfa farà lo speacker. Diciamo che c'ha provato ma è stato un fiasco. Quando parlava non si capiva niente e io che mi dicevo ‘Giulio sei sempre mitico, non si capisce un cazzo ma non te ne frega niente: continua così!’. Finito il riscaldamento inizia l’incontro. Partita di merda ieri. Ben poche cose mi sono passate per la testa. Quando ho visto il nuovo cartellone delle nostre accanite fans mi sono detto ‘beh abbiamo un nuovo cartellone per stasera, il doppio di quello vecchio, sono veramente accanite queste fans’: in fondo il cartellone era carino e anche grande. Notizia della giornata: il Cannara ha perso di 37 contro il Ponte: che goduria. A questo punto non so se eravamo davvero scarsi l'anno scorso come qualcuno diceva. Durante la partita ho visto entrare tanta gente tutta insieme in tribuna, ‘mazza quanta gente, saranno amici di Ugo?’. Poi in panchina ho scoperto che era tutto lo staff del Brico Center! Vai, si gioca! Ma balliamo tutti scoordinati. Appena inizia la partita, ecco la prima azione: io che finisco per terra e sbatto proprio sul punto dove mi faceva male la schiena. Mentre mi rialzo, oltre alle imprecazioni interne ho pensato ‘alé, stai a vedere che devo subito chiedere il cambio, che sega!’. Perché il basket va danzato. Quando invece si usa il corpo come mezzo corazzato per sfondare la barriera che si frappone tra noi e il canestro allora diventa un’altra cosa, che non è più basket. Praticare l’arte del basket è come giocare con l’allegro chirurgo: se tocchi ciò che non puoi toccare ecco che suona tutto, e allora l’operazione riesce male. Il paziente finisce che muore, come il gioco. Bisognerebbe stare sempre sulla punta dei piedi, aver la sensazione di fluttuare in aria. Come quando ripulisci la stanza da letto. Che in alto tutto è pulito e ordinato, e se invece vai a vedere sotto il letto o dietro agli armadi tutto appare polveroso, fermo e stanco. E’ perché sta in basso, dove non ci guarda nessuno, dove si addensa il marcio. Dovremmo tener conto della verticalità, mentre ci spostiamo sempre e soltanto a destra a sinistra davanti e indietro: come uno scarafaggio, che non sa dove andare. Entro in quintetto per la prima volta nella stagione. In fondo sono soddisfatto di ciò. La partita è noiosa e così tra uno sbadiglio e l'altro osserviamo il pubblico. C'è anche il cavaliere: per fortuna non è quello vero ma solo l'amico matto di Ugo: è un fenomeno come lui. E poi c'è il direttore della Brico con i suoi dipendenti e le nostre fans scatenate che per l'occasione hanno portato un nuovo striscione. Stiamo diventando popolari. Il pubblico fa casino ad ogni nostro canestro. E’ fantastico giocare in mezzo alla bolgia ed è l'unica cosa che ti da morale in una partita schifosa come quella di oggi. La situazione era triste e rischiosa, ‘se perdiamo stasera mi prenderebbe troppo male, non c’ho proprio voglia di perdere contro il Marsciano, non ci facciamo una bella figura!’. Fortunatamente è andata bene. So che alcuni si sarebbero tagliati le palle se avessimo perso, in fondo ora che ci penso bene l'avrei fatto pure io. Sentivo i polmoni pieni di brutto, di aria sporca. E ho odiato questo sport tanto erano difficili i movimenti da fare per far sì che il gioco proseguisse. E’ un gioco, soltanto un gioco. Non di meno. Per fortuna alla fine giochiamo come sappiamo e portiamo a casa il risultato altrimenti sarebbe stata una settimana di merda. Sportivamente parlando e anche moralmente. Abbiamo fatto schifo ma abbiamo vinto. E alla fine tutti felici come sempre a salutare il pubblico in mezzo al campo, che quest'anno sembra non ci abbandoni mai. L’acido lattico è il ricordo di un movimento muscolare, che va disteso e rimesso in circolazione. Pensiamo al prossimo incontro e al prossimo racconto, ché altrimenti non abbiamo le gambe buone per correre a sufficienza.