domenica 18 novembre 2007

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Prefazione
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Ché se non te la giochi non ci capisci un cazzo
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Il basket è uno sport troppo serio perché le cose che vedi fare a quelli che stanno in campo non c'entrano un cazzo con quello che stanno pensando di fare quelli lì. In realtà in campo ci sono due tipi che danzano e cercano l'uno di non invadere lo spazio dell'altro, il suo cilindro. Poi ci sono un sacco di altre cose. Una di questa è che quando sei in panchina ad aspettare il tuo turno vedi gli altri correre in mezzo al campo e ti chiedi come cazzo è possibile che una dozzina di giocatori che si incontrano per la prima volta a settembre riescano dopo pochi mesi a parlare la stessa lingua, a dirsi le cose con gli occhi e i movimenti del corpo. Che sembra una cosa assurda. E invece è fatta di tante piccole cose che gli altri che stanno fuori non sanno. C'è una cosa ad esempio che fa riflettere: che magari non abbracceresti mai una persona fuori dal campo, neanche se ti pagano. Che quasi ti da fastidio quando una persona ti si avvicina troppo. E invece mentre stai giocando una partita e penetri in palleggio al centro dell'area e ti prendi un tiro e subisci fallo e poi fai pure canestro, e allora ti volti e vedi gli altri che ti vengono ad abbracciare, non ti chiedi cosa cazzo vogliono quelli. Quelli giocano con te. Li abbracci e basta. Ecco, tutto questo ha a che fare con il timing, che permette alle cose di girare coi loro tempi. Che ad esempio se sfrutti elegantemente un blocco di un tuo compagno sotto canestro, ma non lo fai al momento giusto, l'azione della tua squadra si blocca e si entra in crisi. Che ad esempio, e allo stesso modo, se mi abbracci ad inizio campionato, magari il primo giorno di preparazione, perché hai fatto un bel canestro o perché sei felice o che ne so io, ecco che può darsi che io m'incazzi e magari ti odio per tutto l'anno e non te la passo più quando invece dovrei farlo. E' questione di tempi, di fare le cose al momento giusto. Non c'è un momento in cui ti accorgi che una squadra non è più fatta di tante piccole particelle ma è un solo ammasso di materia. Un'unica cosa dove tutto è ben amalgamato. Ma ad un certo punto puoi dire che quella che stai vedendo giocare è una squadra. Ma dietro questo ammasso di materia ci sono un sacco di ingredienti di merda: gli allenamenti noiosi del martedì, le sedute di atletica, la preparazione degli schemi, le sessioni di tiro e altre cose. Che poi c'è il dover comprendere l'altro in campo. E tante altre stronzate che non puoi capire se non lo vivi. Noi lo viviamo, chiaro. E allora abbiamo deciso di raccontare ogni settimana la stessa esperienza, una partita di basket di 40', che è il momento in cui la materia è più solida, da più punti di vista. Ognuno dei 10 players (giocatori/attori) sarà un punto di vista mobile. Che in campo non servono solo le gambe.